Terre del Regno




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Secondo la tradizione – accolta da Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum -, il “grande cammino” verso l’Italia del coacervo di genti raccolte attorno al nucleo di potere longobardo e al seguito del re Alboino, iniziò nel 568, subito dopo la Pasqua.

É, questa, la terza grande migrazione. Nei suoi sviluppi, essa segna una nuova e determinante fase evolutiva, che giunge al suo apogeo con la nascita di una primaria radice della Cultura europea. Tale è la sintesi - operata dalla civiltà longobarda e favorita dagli influssi del Cattolicesimo - tra cultura e tradizioni germaniche con quelle greco-romane, bizantino-orientali e slave.Dal punto di vista storico, l’epoca del Regno longobardo d’Italia coincide con la conquista di quasi tutta  la Penisola, con la nascita del diritto scritto delle genti longobarde, con produzioni documentarie, con una stagione di nuovo sviluppo politico ed economico in cui - attraverso tecniche di reimpiego di elementi architettonici preesistenti e attraverso la reinterpretazione delle forme classiche - si espresse in forma compiuta la monumentalizzazione del potere e della fede, attuata, quasi in gara tra loro, dai re e dai componenti dell’aristocrazia longobarda.

Appare oggi sorprendente l’insieme della crescita politico-culturale e dei risultati conseguiti in un arco di tempo così ridotto e nonostante i ricorrenti conflitti esterni e i ripetuti scontri interni. In poco più di due secoli la monarchia longobarda si trasformò da dinastica in territoriale; nacquero 36 ducati in varie aree della penisola e, contestualmente, un sotto-sistema di controllo territoriale del potere affidato dal re e dai duchi a funzionari di rango elevato detti gastaldi (frazionamento all’origine delle identità locali); le due principali dinastie (quella lethingio-bavarese e quella friulano-beneventana originata dai Gausi di Alboino) ebbero modo di alternarsi al potere, con prevalenza di risultati fondanti da parte della prima, la quale - grazie all’iniziale intervento di Teodolinda in accordo con il papa Gregorio Magno - seppe condurre i Longobardi nell’alveo della feconda fede cattolica, ricomponendo lo Scisma Tricapitolino tra la Chiesa di Roma e quella di Aquileia e delle sedi sue suffraganee.

I re e la nobiltà longobarda furono attivi anche nella costruzione e nel potenziamento di monasteri (in cui vennero conservati i testi superstiti della cultura classica) e favorirono la diffusione di alcuni culti, anzitutto quello di S. Michele Arcangelo. La stessa aristocrazia si impegnò nel reperimento di reliquie di Santi, ritenute in grado di tutelare le comunità locali e di attribuire prestigio ai luoghi di conservazione, oltre che di valorizzarne l’identità.

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