TERRE DEI RE

Lo scenario centro-est europeo in cui si é sviluppata la seconda fase della evoluzione sociale e culturale delle Genti longobarde si estende negli odierni territori della Repubblica Ceca (Boemia e Moravia), Slovacchia, Austria, Ungheria e Slovenia. Una vasta distesa, caratterizzata da grandi pianure, dalle catene montuose dei Carpazi e dei Sudeti, dai bacini fluviali della Morava e del Danubio e dal segmento finale delle Alpi Orientali. Questi territori – bagnati da importanti fiumi, ricoperti da vaste foreste e ricchi di risorse minerarie (ferro, rame, argento, oro) - si prestavano all’agricoltura e all’allevamento. E, dai tempi preistorici, erano attraversati da due itinerari: la , che collegava il mar Baltico all’Adriatico e, più a sud, la che univa i territori bavari a quelli della Moravia.

La seconda migrazione

I tracciati della e della corrispondono almeno in parte alle linee di penetrazione del “viaggio” longobardo verso il centro-est Europa. Con gradualità e in tempi successivi, due furono infatti le direttrici seguite dai Longobardi tra la fine del IV e la prima metá del V secolo. Il primo - più noto - vide la risalita del fiume Elba, il probabile aggiramento del passaggio tra i Monti Metalliferi, roccaforte dei Sassoni,

con spostamento più a est nell’attuale Slesia, lungo un tratto del fiume Oder, anch’esso noto alle ancestrali migrazioni. Da qui una più agevole discesa a sud attraverso la Porta Morava (Mȁrische Pforte) tra Monti Carpazi e Sudeti: un tratto della . Il secondo percorso dall’Elba al centro-est Europa è stato avvalorato dalla presenza di tombe longobarde in Baviera, nei dintorni di Passau centro da cui partiva il tratto finale di una importante rete di sentieri - la - diretta verso la confinante Moravia. Fonti minerarie erano le saline dell’Alta Baviera.  

 Scontri e incontri – Secondo “melting-pot” -

La seconda fase migratoria è costellata da incontri e scontri con altre popolazioni: eventi che costituiscono altrettante fasi decisive tanto per la storia europea quanto per le Genti longobarde le cui relazioni con altri popoli, culture e tradizioni hanno favorito lo sviluppo del loro secondo “melting-pot” evolutivo.

Tra il II e il IV secolo l’avvicinamento al centro-est Europa non costituì un processo unitario, bensì una sequenza di infiltrazioni in territori abitati da altre tribù germaniche. Di questa fase vi è la sola memoria di una incursione nella Pannonia superiore da parte di un gruppo longobardo (161). Sconfitti dai Romani in una zona tra i centri fortificati di Brigetio (Komàrom) e Arrabona (Györ) i Longobardi rientrarono nell'anonimato storico.

  • Tra il III e il IV secolo della storia dei Longobardi poco è pervenuto. Nel testo mitico dell'Origo si cita una loro presenza in regioni di incerta identificazione (Anthaib, Bainaib e Burgundaib) comprese tra il medio corso dell'Elba e la Boemia settentrionale. Rilevanti per la storia, nel frattempo, l’insediamento dei Gepidi nella regione dei Carpazi, quella dei Rugi nel fertile Rugiland (Bassa Austria) e le prime presenze di genti Slave nella attuale Slovacchia meridionale. Verso la fine del IV sec. i Longobardi si dettero il primo re, Agilmondo, della stirpe dei Guginghi. Con lui “approdarono” nel Norico inizialmente a confine con il Rugiland.
  • Il V sec. un terremoto della Storia: prima con l’irrompere nel quadrante europeo degli Unni di Attila
  • con gli Eruli al seguito: battaglie un po’ ovunque (in Gallia nei Campi Catalaunici; in Italia ad Aquileia e sull’Adda) e, dopo la morte del condottiero unno, la battaglia liberatrice presso il fiume Nedao, vinta da una federazione germanica contro gli eredi di Attila. A seguire l’asservimento di popoli (i Rugi sconfitti nel 488 dagli Eruli di Odoacre); quindi la clamorosa caduta dell’impero romano di Occidente a opera degli stessi Eruli e infine la sconfitta degli stessi per mano dell’astro sorgente: Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti.
  • I Longobardi? Brace sotto la cenere. Agilmondo segnò il consolidamento della figura del re nel contesto degli altri duchi e sempre a lui spettò affrontare in battaglia gli Unni, perdendovi la vita. A lui seguirono Lamissone, capace di consolidare il ruolo del re e di reagire agli Unni mantenendo l’indipendenza del suo popolo; quindi Lethi che dette vita a una monarchia ereditaria, inaugurando la stirpe dei Lethingi che segnerà gran parte della storia longobarda. A lui subentrò il figlio Hildeoc.
  • VI secolo. Longobardi grande potenza – Nel 505 i Longobardi risultano stanziati nell’area detta “Feld”, oggi individuata nel Tullnerfeld austriaco. Nel 588-589 i re Godeoc e Claffone consolidarono la presenza nell’area del Rugiland, ormai liberata dai Rugi. E venne il tempo di Tatone. Questi riscattando la condizione dei Longobardi quali tributari degli Eruli li sconfisse e li sterminò al punto che essi scomparvero dalla storia, alimentando la gloria longobarda. Questo consentì ai Longobardi di colmare il vuoto di potere creatosi a nord del Danubio e di inserirsi per la prima volta in un territorio fortemente caratterizzato dalla civiltà romana. Il popolo longobardo aveva ormai assunto notevoli proporzioni, accresciutosi com’era nel corso dei suoi spostamenti inglobando o sottomettendo altri gruppi tribali e rafforzando sia lo spirito di appartenenza sia i propri effettivi militari.
  • Alleanze politiche e matrimoni dinastici - Morto Tatone (510) il potere fu preso di fatto dal nipote Wacho, della stirpe dei Lethingi, dimostratosi accorto diplomatico con la sua politica sulle alleanze matrimoniali ben considerate dagli altri regnanti dato il prestigio acquisito dai Longobardi, con ambascerie e scambi di doni. Il re stesso sposò, in sequenza, principesse dei Turingi, dei Gepidi e degli Eruli e dette in sposa una prima figlia al re del Franchi merovingi e - dopo varie peripezie - concesse in matrimonio la seconda, Waldrada al duca dei Bavari, Garibold: da queste nozze nascerà Teodolinda, prima regina dei Longobardi in Italia.

Una nuova dinastia e la discesa in Italia

Scomparso Wacho (540) il potere passò al figlio minorenne Valtari, presto estromesso dal suo tutore, Audoino della stirpe dei Gaugi. Due le sfide per il nuovo sovrano: la ostile presenza dei Gepidi e l’arrivo degli Avari. La soluzione, probabilmente favorita da relazioni con l’imperatore di Bisanzio: allearsi con i secondi e combattere i primi. I conti si fecero nel 552 con la battaglia di Asfeld (lungo il Danubio nella Pannonia Secunda). I Longobardi, guidati da re Audoino e dal figlio Alboino, e gli alleati Avari sconfissero i Gepidi e Alboino prese in sposa Rosmunda, figlia di Turisindo, il re vinto. I Gepidi scomparvero, assorbiti in parte dai Longobardi. Nello stesso anno 552 un reparto longobardo fu assoldato dal generale bizantino Narsete per affiancarlo in Italia nella guerra greco-gotica che si concluse l’anno successivo con la sconfitta degli Ostrogoti. Per i Longobardi la strada verso la penisola italica era ormai aperta. E nel 568 prese avvio, sotto la guida di re Alboino, la terza grande fase migratoria.

Clou della fase evolutiva

La presenza nel cuore centro-est europeo fu determinante per il pieno inserimento dei Longobardi tra le potenze del tempo ma più ancora per favorire il potenziamento del loro sistema di governo basato su tre elementi: da un lato dal popolo-esercito, organizzato in clan allargati (farae) coordinati da un capo scelto nella famiglia più nobile o potente e composti da uomini liberi in armi (arimanni)

(Photo: courtesy of Associazione Benevento longobarda)

da semiliberi (aldii) dalle loro famiglie e da schiavi; l’affinamento delle strategie belliche derivate dall’ordinamento militare romano-bizantino; il consolidamento delle principali dinastie regnanti, espresse dalle stirpi dei Lethingi e dei Gausi. Ulteriori elementi evolutivi derivarono dal contatto con le preesistenti popolazioni romanizzate, dagli influssi di usi e costumi più raffinati, dagli adattamenti a tecniche più evolute per la fabbricazione di armi, oggetti e monili, dalla conoscenza di regole dell’economia rurale e dall’avvicinamento al cristianesimo-ariano. E si era formata la consapevolezza di un popolo giovane, audace, ricco di fermenti e convinto dei propri mezzi.