TERRE DEI PRINCIPI

La 4a Macro-area è costituita dai territori di otto attuali Regioni (Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, parte meridionale del Lazio e area di Spoleto): aree dominate dai principati longobardi di Benevento, Salerno e Capua costituitisi in fasi diverse dopo la fine del regno (774). Negli ulteriori trecento anni di esercizio del potere nel Mezzogiorno d’Italia, contraddistinti da frequenti contrasti e da temporanee riappacificazioni tra i vari prìncipi, i longobardi intensificarono i contatti - spesso conflittuali ma anche collaborativi - con le potenze e le culture bizantine, slave, arabe e normanne. Allo stesso modo vissero fasi altalenanti di alleanza e contrasto con l’impero franco creato da Carlo Magno e poi con l’Impero gestito dagli imperatori sassoni. Una storia complessa ma anche uno straordinario bagaglio di esperienze trasfuse nell’evoluzione politica, diplomatica, religiosa, culturale ed economica.

Natura del territorio - Il complessivo territorio del Mezzogiorno “longobardo” rispecchia l’asperità ma anche la fecondità della storia dei principati: da un lato la selvaggia natura degli Appennini e delle estese fasce collinari che digradano verso tre mari (Tirreno, Adriatico. Jonio); dall’altro lato le fertilissime pianure, segnate dal corso di fiumi parzialmente navigabili, e le zone costiere molte delle quali di raro fascino.

Itinerari di terra e di fiume - Le direttrici viarie della Langobardia Minor - area di Spoleto inclusa - furono fondamentali per garantire il controllo militare, i pellegrinaggi e i commerci. Poiché il Corridoio bizantino separava fisicamente i territori longobardi del Nord da quelli del Sud, il controllo dei passi appenninici e delle vecchie consolari romane divenne una priorità strategica.

Rete viaria (principali direttrici):

  • Via Spoleto – Benevento: fondamentale nel collegamento tra i due poli. Percorso: Spoleto, Appennino centrale, Rieti, L'Aquila, Sulmona, tratti della romana Via Minucia, Isernia, Bojano, Benevento. Utilitá: spostamento di truppe e funzionari evitando i presidi bizantini sia di Roma sia costieri dell’Adriatico.
  • Vie dei Pellegrinaggi: frequentate per raggiungere la grotta-santuario di S. Michele Arcangelo sul Gargano. Percorso (tra Benevento e la Puglia): le consolari Via Appia e Via Traiana, quest’ultima preferenziale per collegare Benevento ai fulcri presidiati di Troja, Foggia e ai porti adriatici. Deviazione garganica: da questa direttrice si dipartiva la Via Sacra, “direttissima” verso il Santuario.
  • Via Latina: collegamento tra poli campani – Percorso: Benevento, valle del Volturno, Capua. Direttrice strategica- munita di fortificazioni e avamposti - per il controllo dei confini con il ducato bizantino di Napoli e con le terre di proprietà papali.
  • Tratturi della Transumanza. Si tratta dell’estesa rete di sentieri usati per lo spostamento delle greggi, per altri flussi di pellegrinaggio ma anche per favorire la mobilità rapida di reparti armati, soprattutto di cavalleria.

Data l’inclusione dell’area spoletina nei diretti interessi dei principati longobardi, va considerata una quarta direttrice:

  • Via Flaminia e i valichi umbro-marchigiani. Poiché i bizantini utilizzavano la Flaminia per collegare Ravenna al loro ducato di Roma, i Longobardi adottarono percorsi montani (zona di Gubbio e Valnerina) per aggirare i presidi ostili e collegarsi con i loro gastaldati delle Marche.

Rete fluviale - A differenza del bacino del Po e dei suoi affluenti - che copriva gran parte della pianura nord-italiana - il sistema idrografico dell’area centro-sud offriva alcuni tratti navigabili dei principali fiumi come efficaci integrazione ai percorsi stradali, poiché le vie d’acqua consentivano un accesso più diretto all’interno delle valli appenniniche. Le imbarcazioni utilizzate erano a fondo piatto per scorrere più facilmente in acque basse e in canali limacciosi. Questi i principali tratti fluviali utilizzati - sotto controllo di funzionari addetti alla riscossione dei diritti di pedaggio e di attracco - per connettere le città ed i centri interni a quelli costieri di Tirreno e Adriatico e per agevolare spostamenti militari e commerciali

versante

fiume

utilizzo

Tirreno

Volturno

Principale d'acqua del dominio longobardo nel Sud. Sulle sponde sorse l'Abbazia di S. Vincenzo al Volturno che finì con l’assumere il controllo dei traffici fluviali.

Centri longobardi lungo il corso: Molise/ Alta Valle: Rocchetta-S. Vincenzo-Colli-Venafro; Campania/Medio Volturno e Alto Casertano: Capriati-Prata Sannita-Telese Terme; Basso Volturno e foce: Capua-Caserta-Castel Volturno

Sele -Tanagro

Terre di confine e di transito e cerniera strategica tra Campania interna, Vallo di Diano e principato di Salerno. Il Sele era navigabile dal golfo di Salerno sino all’appennino lucano e ai boschi della catena degli Alburni; il Tanagro era navigabile a tratti ma a periodi. Utile per trasporti leggeri.

Centri longobardi lungo il corso: Ebolo-Sala Consilina-Oliveto Citra-Senarchia-Quaglietta-Teggiano (Diano)

Calore Irpino - Sabato

Attraversava Benevento (oggi è un torrente). Assieme all’affluente Sabato consentiva una navigabilità stagionale tra le fortificazioni della capitale e la valle del Volturno.

Centri longobardi lungo il corso: Calore Irpino/Montella, Benevento - Sabato/ Atripalda, Aiello (Agellum) del Sabato, Altavilla Irpina

Liri-Garigliano

Riferimento confinario tra Sannio e Terra di Lavoro (longobarde) e i territori bizantini del ducato di Roma. Navigabile dalla foce fino all'altezza di Cassino per lo spostamento rapido di truppe e merci.

Centri longobardi lungo il corso: Sora, Ace, Aquino, Cassino (S. Germano), Roccasecca e Castrocielo (alta valle de Liri), Scauri e l’area della foce (Minturno)

Adriatico

Pescara

(Abruzzo)

Corridoio fluviale del ducato di Spoleto (incluso nelle sorti della Longobardia minor dopo il 774) che sfociava presso il porto della antica Aternum che per i Longobardi era un punto di controllo dei traffici adriatici bizantini da e verso Venezia.

Centri longobardi lungo il corso: Città Sant’Angelo-Loreto Aprutino-Teate (Chieti)- Valva-Aternum (Pescara)

Biferno- Trigno

(Molise)

Offrivano foci ampie e piccoli tratti navigabili all’interno del territorio molisano. I Longobardi vi stabilirono avamposti, concedendo territori ai grandi monasteri per la gestione della pesca e l'approdo delle navi da carico.

Centri longobardi lungo il corso: Biferno/ Bojano, Guardalfiera, Larino, Termoli - Trigno/ Trivento, Bagnoli del Trigno, Salcito.

Ofanto

(Alta Valle Irpino-Lucana; Media e Bassa Valle)

Navigabile parzialmente e solo in determinati periodo da imbarcazioni leggere a fondo piatto. Ebbe funzioni di riferimento militare confinario Tra principato di Benevento e Catepanato bizantino d’Italia

Centri longobardi lungo il corso: Alta Valle/ Conza della Campania-Sant’Angelo dei Lombardi-Guardia Lombardi-Acerenza – Media e Bassa Valle/Canosa di Puglia-Lavello-Rocchetta S.Antonio

 

Inquadramento storico   - Lo scenario appena descritto consente di intuire le difficoltà nell’amministrazione di un simile contesto territoriale, molto frammentato e accidentato dal punto di vista ambientale: una situazione con inevitabili riflessi sulle capacità militari dei Longobardi, storicamente caratterizzate da compattezza e forza d’urto dell’esercito. Qualità che vennero a modificarsi per adattarsi piuttosto alla resistenza territoriale, ponendosi al servizio di una più raffinata e scaltra diplomazia. Punti-chiave della strategia dei principati - nell’assestamento delle rispettive identità - divenne la realizzazione di presidi fortificati di vario livello e, infine, di castelli ubicati nei punti più rilevanti per il controllo dei traffici militari e commerciali. Le stesse principali città vennero dotate o rinforzate da importanti strutture difensive, a partire dalle mura. In sostanza, la spinta militare si affievolì progressivamente al punto che i principi si adattarono a ricorrere, in varie circostanze, a truppe mercenarie saracene e normanne: il che portò alla inevitabile fine del potere longobardo sono ad allora conosciuto. Non prima, però, di lasciare un segno importante per il futuro della Storia europea: l’apporto fornito nella delicata fase iniziale del conflitto tra Papato e Impero germanico conosciuto come “Lotta per le investiture”. Successivamente molte famiglie nobili longobarde continueranno ad esercitare funzioni di signorìa per lungo tempo, ma quali vassalli al servizio di nuovi dominatori. Le vicende militari e di potere svoltesi nei tre secoli dei principati longobardi sono catalogate in altro paragrafo.TIMELINE.

economia

E’ importante annotare che la moderna ricerca storico-archeologica ha posto in luce la vitalità del tessuto economico altomedievale, superando la tradizionale valutazione negativa di quel periodo. Queste le basi della fase di nuovo sviluppo: l’agricoltura e la proprietà fondiaria; la ripresa dell’artigianato; il commercio e gli scambi marittimi; una nuova classe di proprietari terrieri e mercanti cresciuta parallelamente alla rinascita urbana.

  • Agricoltura e proprietà fondiaria– La ricchezza principale dei potentati longobardi nel Mezzogiorno d’Italia, presi nel loro complesso, era costituita anzitutto dalla gestione delle risorse naturali del territorio (boschi e foreste) e dalle attività agro-pastorali. Il patrimonio agrario era sfruttato in modo efficiente soprattutto grazie all’attività di una emergente e sempre più facoltosa classe di possessores e in virtù delle capacità organizzative e gestionali espresse dalle grandi istituzioni monastiche. In sostanza era nata una nuova classe mercantile e dirigente il cui consolidamento venne favorito da nuovi sistemi fiscali e di gestione dei patrimoni.
  • Ambiti agricoli rilevanti – Due estensioni territoriali meritano speciale attenzione per la loro rilevanza agro-produttiva: le “Terre di San Benedetto” (comprese tra Cassino, la valle del Garigliano e il mar Tirreno e gestite dall’Abbazia di Montecassino) e la “Terra di lavoro”, regione della Campania settentrionale più o meno corrispondente alla fertilissima Campania felix di romana memoria. Questo comprensorio fu gestito, in tempi diversi, da diverse realtà longobarde: tra il VII e il IX secolo dipese dal ducato di Benevento; tra il IX e l’XI dal principato di Capua; dopo l’XI dai Normanni.
  • Monasteri e abbazie – L'influenza monastica fu esercitata nella Longobardia minor da alcune importantissime realtà, per lo più benedettine, sostenute dall’aristocrazia longobarda con la concessione di sostanziosi contributi e di lasciti patrimoniali. Grandi estensioni di territorio furono oggetto della cura da parte dell’Abbazia di Montecassino e delle Abbazie di San Vincenzo al Volturno e della Santissima Trinità a Cava dei Tirreni, oltre che dei monasteri di Santa Sofia a Benevento e di S. Giorgio a Salerno (quest’ultimo connesso a San Vincenzo al Volturno).
  • Artigianato – L’arte artigiana rappresentò una delle massime espressioni artistiche dell'Alto Medioevo. La produzione del Sud si distinse rispetto a quella settentrionale nel periodo del regno per una più accentuata fusione tra più culture e tradizioni. Espressione artistica più celebre fu l'oreficeria, espressa a livelli di eccezionale maestria con l’adozione di elaborate tecniche per la produzione di spilloni e chiusure per vesti, fibule, crocette auree anelli-sigillo e monete. Rinomata era l’abilità metallurgica militare così come – con la diffusione del cristianesimo – la produzione di sculture in pietra e in stucco, la lavorazione del cuoio e la tessitura di tuniche e mantelli impreziositi da ricami in oro.
  • Commerci via terra e via mare – Con l'ascesa e l’autonomia di Salerno, i Longobardi si inserirono nel sistema dei traffici mediterranei, stabilendo - anche grazie alle abilità marinare espresse da Amalfi (longobarda soltanto per alcuni periodi) - proficui contatti commerciali con i territori bizantini e islamici.

San Michele Arcangelo

Nella storia longobarda, ricca di esempi di culto legati ai Santi (Maria, gli Apostoli Matteo e Bartolomeo, S. Giorgio, San Ianuario o Gennaro, Santa Trofimena) la figura di massimo spicco è quella dell’Arcangelo Michele, il guerriero celeste la cui figura era stata reinterpretata dai Longobardi beneventani come espressione cristiana di Odino, dio germanico della guerra. A S.Michele si lega il fenomeno della capillare diffusione del culto nella Longobardia minor, poi estesosi in tutta Europa e tuttora oggetto di devozione. Non esiste ad oggi il numero esatto e definitivo dei luoghi di culto dedicati all’Arcangelo nel Sud Italia. Stime approssimative indicano la presenza di una novantina tra chiese, monasteri, luoghi di culto minori a lui intestati, dei quali una settantina di origine rupestre. Il “modello” originale, come è noto, è dato dalla grotta-santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano (patrimonio mondiale UNESCO), méta di ininterrotti flussi di visitatori sin dai tempi altomedievali e medievali, come testimoniato dalle circa 200 iscrizioni scalfite nella roccia.

Cultura e Arti

Caratteristiche principali dello sviluppo culturale dei Longobardi del Sud tra la fine dell'VIII secolo e l'XI secolo furono: l’apertura a un sincretismo mediterraneo con la disponibilità a scambi con la cultura araba e all’assorbimento di alcune sue  influenze; la crescita qualitativa delle principali città – specie Benevento e Salerno -  trasformatesi in residenze principesche in grado di promuovere importanti centri di scrittura, biblioteche e produzioni artistiche; l’espansione della cultura scritta e della storiografia e la produzione di testi storici, ecclesiastici e giuridici conservati in importanti raccolte di pergamene e codici. Nei centri di culto fiorì anche l’arte pittorica di cui si conservano oggi prestigiosi esempi eseguiti in chiese, monasteri ma anche in grotte. Non meno rilevanti lo sviluppo del canto e della scrittura beneventana. Ultimi riferimenti: lo sviluppo organizzato della scienza medica in particolare nella specializzazione ginecologica (Scuola Medica Salernitana) e la redazione dei famosi Placiti Capuani (960-963) - nati all'interno di controversie giuridiche regolate dai tribunali dei principi longobardi - e ritenuti i primi documenti ufficiali in lingua volgare italiana.